La storia del font Futura: il carattere che è ovunque

Futura è senza ombra di dubbio uno dei font più famosi e popolari.

La sua popolarità è trasversale e certamente non limitata ai solo esperti di design.

Il font Futura ha raggiunto il suo picco di celebrità verso la metà del secolo scorso e da allora è diventata una vera e propria ossessione per molti prefessionisti e non del settore.

Tanto che si può davvero parlare di Futura-mania.

 

Futura Font nel mondo…e sulla Luna!

futura fontCreato e pubblicato nel 1927 da Paul Renner, Futura è ispirato alle scuole artistiche del De Stijl, del Costruttivismo sovietico e del Bauhaus ed è basato su un impianto geometrico ben definito.

Futura è per definizione il carattere tipografico dell’oggi e del domani.

È anche il carattere che ha marchiato a fondo la propaganda anti-nazista e nazista durante la seconda Guerra Mondiale e anche per questo merita di diritto un posto nella Storia.

Il futura Font ha affascinato per tanti anche il regime sovietico, tanto da diventare il carattere tipografico ufficiale delle Olimpiadi di Mosca del 1980.

Ma se guerra fredda deve essere, e allora sia!

Indovinate con che carattere era scritta la famosa iscrizione “Here men from the planet Earth first set foot upon the Moon, July 1969 A.D. We came in peace for all mankind” lasciata dagli astronauti americani dell’Apollo 11 sul suolo lunare?

Esatto, Futura!

Il suo successo è dovuti a tanti fattori.

Sicuramente è stato creato nel momento giusto, in cui la spinta verso il modernismo si stava facendo più marcata nella società occidentale.

La sete di progresso, l’industrializzazione e la cultura di massa rappresentavano i pilastri di un contesto socio-culturale in cui il font Futura si incastrava alla perfezione.

Non è un caso che negli anni ’60 sia diventato simbolo ed emblema grafico della nuova società dei consumi.

Ancora oggi Futura è molto apprezzato da brand e aziende famose in tutto il mondo.

Per approfondire ulteriormente la storia di Futura vi consigliamo lo spendido libro Never use Futura” di Douglas Thomas.